Norra Tornet by OMA: a high-rise building, not a skyscraper!

di Web Staff

Compasses Magazine

Quando Norra Tornet è stato selezionato come progetto vincitore dell’importante High-rise Award (2020-2021), Reinier de Graaf ha pubblicamente proclamato: “non ho mai pensato alle torri Norra Tornen come grattacieli. Sono diversi dall’idea convenzionale di un grattacielo. Non sono monumentali ma accoglienti”. Eppure, il progetto di OMA per la capitale svedese, sin dalla fase di ideazione, si proponeva di essere l’edificio più alto della città, una sorta di faro luminoso che indica la strada per lo sviluppo urbano.

“A timeless yet pioneering architecture”, Norra Tornet (torri nord), realizzato dalla grande firma olandese, è costituito da due torri gemelle (2014-2020) inaugurate a due anni di distanza che ospitano non solo residenze, ma anche numerosi servizi. Oltre ai negozi al piano terra, le torri dispongono di numerosi spazi collettivi per i residenti: sala cinema, palestra e spazio benessere, uno spazio per feste e incontri.

Il progetto si configura come un intervento di grande interesse non solo alla scala architettonica, ma anche a quella urbana e tecnologica. Le due alte torri – Helix 106 m e Innovative 121 m – rispettivamente di 33 e 38 piani sono state progettate all’incrocio tra due quartieri nodali della capitale: Vasastaden, un quartiere storico, residenziale, e Hagastaden che è attualmente la maggiore area di sviluppo di Stoccolma, un quartiere destinato a una grande crescita.

Dunque una porta, un varco tra due aree urbane, come ritroviamo nell’impianto storico della capitale scandinava. Allo stesso tempo il progetto di OMA si rivela avanguardista anche per le scelte tecnologiche che rispondono all’idea di mettere in discussione “l’uniformità e il trattamento omogeneo della facciata che vengono spesso assegnati alle strutture a torre. Lavorare sulla pelle significa esporre l’individualità delle unità abitative dei due blocchi – un vero agglomerato urbano verticale” raccontava lo studio OMA. Dunque la scelta della prefabbricazione, che ha permesso l’uso del cemento malgrado le rigide temperature di Stoccolma.

Ogni cellula abitativa è stata studiata per avere la massima illuminazione e contatto visivo con la città. Un omaggio al brutalismo – termine coniato secondo Banham in Svezia dal figlio del grande architetto Gunnar Asplund – e al progetto radicale Habitat 67 di Moshe Safdie.

Photo credits:

1-2. ©Laurian Ghinitoiue, courtesy Oma
3. ©Ossip van Duivenbode
4. ©Anders Bobert

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