Flos-Salone Milano – Intervista a Roberta Silva, CEO di FLOS

di Editorial Staff

Compasses Magazine

Sabato mattina abbiamo partecipato al Press day di Flos, per visitare i bellissimi spazi di Corso Monforte 9 e intervistare Roberta Silva, da due anni CEO dell’azienda.
Ringraziamo lei e la nostra Ludovica Saccenti per l’interessantissimo scambio di battute.

I vostri prodotti hanno un contenuto di design e tecnologia straordinario. Siamo curiosi di scoprire come selezionate i vostri designer, se esplorate strade alternative o preferite designer affermati.

R.S.: Sono entrata in Flos poco più di due anni fa e il lavoro meraviglioso che ha fatto Piero Gandini nel selezionare tra i migliori designer al mondo è una grandissima eredità. Un’eredità non facile, perché ricreare una relazione con questi professionisti all’inizio non è stato semplice, ma siamo riusciti veramente a lavorare con tutti e stiamo sviluppando progetti con tutti loro.

L’altro punto è selezionare nuovi designer.

Gli ultimi a essere entrati nella squadra sono i FormaFantasma che hanno fatto Wireline, una lampada a sospensione. Sono dei designer interessantissimi, molto particolari, attenti alla sostenibilità. Sono stati selezionati anche loro da Piero, con cui hanno cominciato a sviluppare alcuni progetti che hanno portato alla nascita prima di Wirering e poi di Wireline.

Loro sono gli ultimi a essere entrati nel novero ma stiamo già lavorando con alcuni nuovi, scelti perché dotati di un certo spirito: la forza di Flos è non avere uno stile, ha tanti stili, è il gruppo di designer a creare lo stile e un designer nuovo deve aggiungere qualcosa di nuovo.

Cerchiamo quindi questo qualcosa di speciale, una purezza, una capacità di creare oggetti che durino e che poi diventino iconici. E quindi, sì, ci saranno nel prossimo anno dei lanci con dei nuovi designer.

È molto difficile selezionarli perché ce ne sono veramente tanti molto bravi. Decidere quali sono quelli con cui lavorare non è semplice, ma per noi è fondamentale individuare designer che capiscano anche molto bene la luce e che quindi riescano a creare con la luce progetti meravigliosi.

Passando al mercato internazionale. Cosa rappresentano, per Flos, il Medio Oriente e in particolare gli Emirati Arabi?

 

È un mercato importantissimo, in cui Flos ha iniziato a operare già diversi anni fa e in cui stiamo investendo tanto.

Abbiamo un ufficio a Dubai che lavorava su grossi progetti ma adesso lo stiamo trasformando grazie a un team che lavora non solo sulle infrastrutture ma si è spostato anche sul residenziale, sugli hotel, insomma su tutto quel mondo per cui conta di più l’aspetto decorativo . Il nostro era un business partito come tecnico, architetturale, e che adesso sta evolvendosi includendo tutto il decorativo, oltre all’outdoor.

Parlando di outdoor, il nostro è “Middel East proven” perché noi lo testiamo sui 50°C per diverse ore e quindi funziona molto bene lì. Adesso, inoltre, lo stiamo trasformando da un outdoor molto semplice, quello di Ares, in “Flos outdoor”, più decorativo e tecnologicamente molto avanzato, che sta funzionando molto bene.

Quindi sì, stiamo lavorando moltissimo sul mercato del Middle East e in particolare su Dubai. E lo stiamo facendo anche nel settore retail, che era poco sviluppato e che adesso, invece, avanza in sinergia con il mondo del progetto.

E come è organizzato il vostro sistema di vendita e distribuzione lì?

 

Avevamo un agente mentre adesso, poco prima del Covid, siamo passati a una struttura diretta. Abbiamo creato una branch, quindi abbiamo proprio un team di dipendenti diretti Flos, con una struttura fatta di figure di vendita che lavorano su varie tipologie di progetti e una figura che si occupa nello specifico del mondo del retail, poi abbiamo un supporto di lighting designer e anche tutta una serie di supporti dal punto di vista delle operations.

L’atra cosa che abbiamo iniziato a fare in maniera molto forte è lavorare sugli international projects con le strutture che abbiamo qui in Italia, a Londra e a New York e che lavorano su tantissimi progetti che poi vanno a essere implementati nell’area degli Emirati e di Dubai in particolare.

 

Il tema del riscaldamento globale è al centro dell’agenda Europea e degli USA. In che modo le nuove collezioni FLOS si adattano alle sfide globali del Global Warming?

 

Stiamo lavorando con alcune università che sono molto avanti in questo tipo di ricerca, come la Sant’Anna di Pisa.

Stiamo misurando alcuni elementi, come l’impatto totale, perché spesso ci si focalizza su un solo elemento ma bisogna guardare all’impatto totale di un progetto.

Inoltre Flos lavora già da tempo sul concetto di “centralità dell’uomo”, lo human-centric approach di Flos per la luce è fondamentale: sono in corso molti progetti per rendere la luce sempre più confortevole.

Ad esempio, il LED è nato anni fa ed era veramente difficile da gestire, c’erano addirittura persone che stavano male con i primi LED. A partire da questa esperienza, il lavoro sul modo in cui la luce viene diffusa per noi è diventato centrale per noi e lo portiamo avanti in tutti i nostri reparti, quindi per ogni tipologia di prodotto.

Infine ci sono le certificazioni: stiamo certificando tutti i nostri stabilimenti con la 14001 che è la certificazione ambientale che garantisce che si seguano procedure ben precise per lavorare in sostenibilità.

Quindi c’è tanto da fare ma tanto già fatto. Noi abbiamo un bilancio di sostenibilità che facciamo ogni anno, perché anche i nostri azionisti sono molto sensibili su questo aspetto, così come il management, e quindi tutta l’organizzazione lavora in questa direzione perché tutti sono contenti di farlo.

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