Ceramiche Refin – Intervista a Rino Bedogni, Head of Marketing and Communication

di Editorial Staff

Compasses Magazine

In occasione di CERSAIE 2021, Salone Internazionale della Ceramica per l'Architettura e dell'Arredobagno, abbiamo Rino Bedogni, Head of Marketing and Communication di Ceramiche Refin.

Iniziamo parlando di voi e delle novità portate a CERSAIE

Siamo Ceramiche Refin, una realtà storica nel mondo della ceramica italiana. Facciamo parte del gruppo Concorde, che è uno dei principali gruppi ceramici mondiali. Siamo già al 59° anno di vita e il nostro obiettivo per questo CERSAIE, che abbiamo intitolato “Rediscover the Difference”, è certamente quello di accogliere una rinascita che speriamo ci porti fuori da questo periodo buio, ma è anche di mettere in luce ciò che ci definisce come una realtà unica del settore, anche grazie all’esperienza accumulata in tanti anni: il nostro spirito artigianale.

Ceramiche Refin, proprio per la sua storicità, è stata in grado di sviluppare al proprio interno tutte le professionalità necessarie al mondo della ceramica, a partire da una produzione all’avanguardia – in grado di lavorare grandissime superfici con macchinari completamente computerizzati – per arrivare a tutte le altre competenze, in modo da seguire ogni passaggio – dal marketing e dal design ai laboratori e alla produzione – dall’idea alla realizzazione del prodotto ceramico.
Non è poco, perché significa che non ci serviamo quasi mai di service esterni, o almeno lo facciamo il meno possibile, ci procuriamo noi i materiali che corrispondono a ciò che vogliamo realizzare, lavoriamo usando pochissimo gli scanner – utilizziamo macchine fotografiche, fotografi, e anche i set stessi sono all’interno dell’azienda –, ma soprattutto, dove il materiale non è una pura emulazione di un materiale esistente in realtà, produciamo quello che poi andiamo a fotografare, utilizzando il fotoritocco e il digitale solo alla fine del processo.

Quest’anno presentiamo tre prodotti nuovi, ma in particolare abbiamo due collezioni, Cortina e Affrescàti, in cui raccontiamo la nostra unicità. Affrescàti si ispira al mondo degli affreschi ed è una sfida, perché vuole portare l’affresco dalla parete, dalla volta, al pavimento. Come ispirazione, siamo andati a cercare gli affreschi più usurati dal tempo, in cui si scorgono le ombre di quello che era un tempo la parte figurativa, non si riconosce più il disegno ma si vedono le crepe, i passaggi del pennello, la parte materica dell’intonaco scrostato.
Abbiamo girato un po’ tutta Italia, ci siamo lasciati ispirare soprattutto dagli affreschi di Pompei ma non solo (molte altre fonti di ispirazione hanno influenzato la parte dei decori, ad esempio). Il problema, per questa collezione, è nato proprio dal nostro modo di lavorare: dovevamo portare gli affreschi nel nostro laboratorio! E certo non potevamo staccare un pezzo della Cappella degli Scrovegni o di uno scavo archeologico per portarlo in un set fotografico né potevamo portare lì il set fotografico. Quindi abbiamo preso degli artisti che lavorano nell’arte decorativa riproducendo affreschi e gli abbiamo chiesto di lavorare direttamente all’interno del nostro laboratorio, abbiamo fotografato il loro lavoro, abbiamo fatto delle prove e abbiamo fatto rifare gli affreschi varie volte finché non abbiamo trovato quegli elementi che, trasportati in ceramica, realizzavano l’idea che avevamo in partenza.

Da questo racconto vorremmo trasparissero due cose: prima di tutto l’unicità di Ceramiche Refin, che nasce da un percorso creativo davvero particolare, in secondo luogo quella che è l’anima del prodotto. Perché oggi nel mondo della ceramica, con le tecnologie digitali, è facilissimo fare qualunque cosa, il difficile è avere idee belle e originali, mentre copiare è una cosa molto semplice – si tratta di stampati digitali nei quali inserire immagini –, invece, raccontando il nostro percorso, siamo nella condizione di far apprezzare certi dettagli che rischierebbero di passare inosservati e che invece rappresentano l’unicità del prodotto: le crepe, i vari livelli di colore che, osservati da vicino, escono tutti indipendentemente l’uno dall’altro… lapislazzulo, terra, terra bruciata, si vedono tutti anche se da lontano si mischiano e diventano omogenei. L’effetto è lo stesso che si ha con i quadri in un museo, descritti da una brava guida che faccia scoprire il mondo dietro quello che, altrimenti, sarebbe stato solo un pezzo bello da vedere ma non unico né indimenticabile. Così noi volgiamo dare calore a un prodotto, rendendolo diverso, indimenticabile, anche se poi nel mondo ceramico si trovano tantissime cose simili.

Simile il discorso per Cortina, l’altra collezione che abbiamo lanciato.
È un legno e, per noi che facciamo prodotti di fascia premium, fare un legno è sempre una sfida: si trovano legni di tutti i tipi, molto banalizzati, per cui per fare un legno Refin dobbiamo riuscire a fare qualcosa di davvero particolare. Abbiamo avuto modo di visitare delle ville a Cortina, restaurate da poco, e abbiamo scoperto che i pavimenti erano tutti pavimenti di recupero, fatti con legni provenienti da luoghi differenti. Abbiamo quindi rintracciato uno dei falegnami che fa questo tipo di lavoro che ci ha spiegato che, per queste commissioni, smantella vecchie baite, recupera il legno, lo ripulisce, lo leviga e, per fare superfici che certe volte superano i 200 m2, non riesce a farsi bastare il legno di recupero di una singola baita, quindi è costretto a mixare legni diversi – pino, abete e larice, principalmente, che sono i legni di quelle zone – e, soprattutto, con invecchiamenti differenti. La sua abilità consiste nel portarsi dietro questi legni e scegliere direttamente in loco come combinarli insieme. Per cui il risultato è fortemente personalizzato, apparentemente difficile da gestire, che parte da un materiale estremamente rustico ma, nel mix, diventa modernissimo.

E qui viene fuori di nuovo la centralità del nostro laboratorio: con questo artigiano che si chiama Herman ci siamo fatti mandare delle prime essenze in REFIN, abbiamo posato un pavimento, fotografato ogni singola essenza, capito cosa rendeva e cosa no in ceramica e abbiamo iniziato a chiedere i campioni più adatti… come gli artisti di Affrescàti che hanno dovuto riprodurre diversi tipi di affreschi per arrivare a ciò che avevamo in mente.
Nei fatti, se prendete le singole doghe, ognuna è una collezione diversa: un abete invecchiato, un larice fresco, un larice invecchiato, un pino, sono molto diversi.

Ci sono voluti sei mesi per creare la collezione, abbiamo fatto scatti a ben 121 tavole differenti per ottenere trenta doghe. E tutto è stato fatto con un uso minimo del fotoritocco, perché ci serviva trovare un effetto naturalmente originale, autentico e che funzionasse in ceramica.
Tutto questo senza scanner, ma con macchina fotografica, in set fotografico con le luci e, a seconda del tipo di legno l’unicità del lavoro che è stato fatto sta nel capire che, ad esempio, sul larice invecchiato che ha delle vene molto profonde, per ottenere un risultato andavano fatti tanti scatti con la stessa ottica e la macchina ferma, spostando la luce. Totalmente differente la tecnica da utilizzare col pino, che invece è un legno molto morbido, con i nodi appena accennati.
Insomma, è stata davvero una sfida titanica perché da un punto di vista operativo non è una collezione, ma ne abbiamo fatte tre o quattro di collezioni per ottenerne una sola.

Con questi due prodotti un po’ raccontiamo l’essenza di REFIN ma, soprattutto, vogliamo dare un’anima a quello che il consumatore finale sceglie per la sua sala, l’architetto sceglie per il ristorante o per l’hotel, riuscendo a dare calore a un prodotto che altrimenti potrebbe sembrare molto simile a tanti altri e che invece è del tutto differente.

Quanto siete presenti sul mercato mediorientale? E con che livello di interesse?

Siamo presenti in Medio Oriente e siamo molto interessati a questo mercato.
A seconda dei paesi abbiamo situazioni differenti in termini di distribuzione. Siamo un’azienda molto internazionale, sicuramente di nicchia che però è rappresentata in tutto il mondo.
Ci piace molto lavorare con gli architetti, siamo molto forti nell’ambito del design commerciale, quindi ristoranti, negozi ma non solo. Quella mediorientale è una realtà che ci interessa molto, proprio per la sensibilità, attenzione al dettaglio e idea di unicità di cui vi parlavo prima. Per vari motivi, un prodotto con le nostre caratteristiche nel mercato mediorientale è un prodotto più prestigioso e, come tale, ha molte più opportunità. Quindi sì, ci teniamo ad avere rapporti commerciali intensi con un’area che è molto in linea con l’unicità di REFIN.

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