Martinelli Luce. Intervista a Emiliana Martinelli

di Daria Verde

Compasses Magazine

DV: L’anno scorso, in occasione del cinquantenario della lampada Cobra – cui Compasses ha dedicato uno speciale nel numero 27 – Martinelli Luce ha indetto una call che invitava i partecipanti a darne una loro personale interpretazione. A valle di questo importante momento di confronto, che ha confermato la forza di un design iconico, cosa è stato tratto dagli inediti punti di vista dei 23 designer che hanno accolto la sfida?

EM: I designer hanno accolto con molto entusiasmo il mio invito a rivisitare la Cobra, felici ed anche un po’ timorosi nel dover interpretare e interagire con una lampada storica e iconica, progettata da un designer che ha portato avanti nel tempo il suo pensiero progettuale e condotto l’azienda dalla sua fondazione negli anni Cinquanta. Una sfida progettuale da parte di tutti nella ricerca di una logica motivazione, cercando di non alterare la forza e il carattere della Cobra che è unica nel suo genere.

Indubbiamente è stato un progetto laborioso mettere insieme tutto quanto, ma che ha suscitato interesse da parte di tutti – stampa, clienti, gallerie d’arte, social – dando un’alta risonanza al nostro brand sul mercato e anche ai designer che hanno partecipato. Oltre a questo, le molteplici interessanti interpretazioni che sono state date della Cobra, ci hanno confortato nella nostra filosofia aziendale: privilegiare la semplicità e l’essenzialità del design che lo rende senza tempo e quindi sempre attuale.

DV: Questa non è stata la prima occasione in cui Martinelli Luce si è avvalsa di collaborazioni esterne per la realizzazione dei suoi prodotti, spesso riuscendo anche ad individuare giovani promesse del settore. Quali sono stati i rapporti più prolifici in questo senso?

EM: Abbiamo intrapreso questa collaborazione con i giovani da diversi anni, sia per dare loro una possibilità progettuale e un incentivo in questa professione non facile, dove tutti sono alla ricerca del designer noto, sia per arricchire la nostra collezione con energie ed esperienze nuove.

Il primo designer esterno è stato un giovanissimo Brian Sironi con il suo primo progetto, la lampada Elica. C’è stato subito, fin dal primo incontro tra noi e il designer, un buon feeling, tanto che abbiamo velocemente realizzato il prototipo e lo abbiamo presentato al pubblico. Elica ha suscitato immediatamente stupore in Fiera a Milano in occasione della sua presentazione, segnalata con il premio Young Design per “lo stupore” nel 2009. In seguito, Elica ha ottenuto numerosi altri premi importanti, tra cui il Compasso d’Oro nel 2011. Quella con Brian è stata un’esperienza particolare da ambo le parti, così come lo sono state quelle con altri designer che hanno realizzato molti interessanti prodotti in questi ultimi anni, designer con cui collaboriamo e che stanno riscuotendo un buon successo. Direi che Martinelli Luce ha avuto un importante rapporto con tutti loro e che proseguirà nella ricerca di nuovi talenti.

 

DV: Pur essendo un’azienda in costante crescita, che si sta espandendo sempre più verso il mercato internazionale, tutto il vostro lavoro – dal design dei prodotti alla grafica del materiale commerciale – è pervaso da una visione unitaria. Qual è il segreto di un’identità così forte e duratura?

EM: La Martinelli Luce è un’azienda a conduzione familiare, nata con mio padre Elio e che prosegue “in casa” con la mia conduzione. La testa è stata fino a poco tempo fa unica, eccetto qualche importante collaborazione con designer esterni, una testa che oggi è la mia. 

Una testa che ha sempre voluto controllare l’immagine aziendale, la comunicazione, la grafica. Tutto questo per mantenere il segno unitario che identifica il marchio, ovvero la scelta di non seguire le mode e gli stili che negli anni si sono avvicendati, cercando di destare certe emozioni e certe sensazioni originate dall’armonia che deriva dalla pulizia del segno grafico, dal colore, dalle forme geometriche semplici, dal minimalismo, in una sintesi progettuale che ci ha sempre caratterizzato.

DV: Oggi, sempre più spesso, si assiste ad un’interpretazione del design in chiave spregiudicatamente estetica. In che modo i vostri prodotti – che invece non rinunciano alla praticità di utilizzo, pur riservando grande attenzione all’aspetto formale – interpretano il rapporto tra estetica e funzione?

EM: Il risultato estetico non è l’obiettivo primario da perseguire al momento del progetto: al primo posto c’è il soddisfacimento di un insieme di parametri quali funzione, fruibilità, colore, dimensione, ergonomia, etc. L’essere esteticamente “bello” per l’oggetto deriva dall’armonia con cui questi parametri si combinano, fino a determinare un’emozione nell’osservatore/fruitore. La funzione, ripeto, viene prima di tutto: è primaria. L’estetica è la conseguenza dell’insieme armonico.

 

DV: Dalla fondazione dell’azienda negli anni Cinquanta ad oggi, il panorama del design mondiale ha visto susseguirsi innovazioni consistenti, potremmo dire persino rivoluzionarie, sia nel campo della rappresentazione che in quello della produzione. In che modo l’azienda è riuscita ad accogliere tali trasformazioni, restando sempre sulla cresta dell’onda?

EM: Bisogna nuotare con forza e sempre perché le onde non ci facciano rotolare in basso, ci saranno sempre, più o meno alte, più o meno leggere, più o meno forti, ma abbiamo sempre cercato di proseguire nel nostro percorso rinnovandoci. È proprio questa attenzione al nuovo – gusti, tecnologie produttive, materiali, sorgenti di luce – che ci ha permesso di proporre oggetti innovativi non solo sotto l’aspetto formale, ma anche sotto quello tecnologico.

 

DV: A questo stesso proposito, quanto le potenzialità del design parametrico e della progettazione algoritmica hanno influenzato il mondo del design e quanto la vostra azienda è stata influenzata o, viceversa, ha resistito a un’eccessiva influenza di queste tecnologie innovative, mantenendo una dimensione artigianale?

EM: Abbiamo sempre cercato di avvalerci delle nuove tecnologie utilizzando, già da tanti anni, il CAD parametrico, legato alla progettazione digitale oggi indispensabile per la produzione di qualsiasi progetto. Stiamo iniziando ad analizzare per progetti particolari le nuove tecnologie generative più legate alla stampa 3D, che utilizziamo in azienda già da molti anni per la realizzazione di piccole serie e di prototipi. Certamente con queste interessanti tecnologie non possiamo realizzare al momento produzioni di serie, anche per gli alti costi, ma stiamo sperimentando e sicuramente tra qualche anno ritengo sarà possibile anche realizzare componenti per la produzione; è solo questione di tempo.

DV: Nel panorama fin qui delineato, lo schizzo riveste ancora un ruolo essenziale nel lavoro di un designer? Quanto è importante la manualità nella concezione originale di un prodotto?

EM: Per un designer lo schizzo è essenziale, in quanto ti consente appena hai il lampo creativo di fermare l’idea su un foglio, oggi anche su un tablet. Altrimenti la dimentichi. La manualità per me è basilare, purtroppo però mi accorgo che molti giovani non hanno questa manualità, forse anche condizionata dal disegno al computer, che è utile, ma la prima cosa resta visualizzare e quindi schizzare, cancellare, abbozzare l’idea.

 

DV: Da sempre Martinelli Luce è impegnata anche nella realizzazione di importanti progetti site-specific per ambienti pubblici, come scuole e centri commerciali. Quale tra i vostri lavori meglio descrive l’approccio dell’azienda alla progettazione illuminotecnica?

EM: In tutti questi anni abbiamo realizzato molti progetti per committenze pubbliche o per luoghi pubblici, dalle scuole agli uffici, ai musei, ai centri commerciali. Uno degli ultimi lavori interessanti, divertenti e scenografici, che ha richiesto un lavoro illuminotecnico più laborioso, è stato l’intervento all’aeroporto di Marrakech. Un altro intervento importante per gli aspetti concettuali legati al sito è stato quello al liceo artistico musicale di Lucca, dove, oltre alle lampade di serie, sono stati appositamente progettati degli apparecchi specifici su richiesta del committente, come è anche successo per importanti centri commerciali.

 

DV: Grazie alla costante ricerca di nuove idee, tecnologie e sistemi di produzione, Martinelli ha sempre svolto un ruolo vitale nell’evoluzione delle sorgenti di luce. Secondo la vostra esperienza, quali sono oggi le potenzialità dei dispositivi LED e come hanno espanso gli orizzonti del design italiano per l’illuminazione?

EM: I LED hanno sicuramente cambiato il modo di progettare, rappresentando una vera rivoluzione, e tutti i giorni l’evoluzione continua. La potenzialità di queste sorgenti indubbiamente è fortissima perché rendono possibile creare soluzioni impossibili fino a qualche anno fa. Il design delle lampade è rivoluzionato con soluzioni avveniristiche e non è più condizionato dalla forma a bulbo delle lampade a incandescenza o da quella allungata delle lampade alogene. La disponibilità di sorgenti luminose pressoché puntiformi, da disporre a piacere, ha liberato il progettista dalla forma e dalle dimensioni delle lampade classiche. Direi che il LED sostituisce il “sole”. 

I LED sono in continua evoluzione, anche se rimangono ancora da affrontare una serie di problemi circa la costanza della qualità del prodotto e la sua affidabilità, così come quella degli alimentatori, spesso anello debole della catena, ma il piacere di poter disporre di una sorgente di luce che può assumere qualsiasi colore e imitare la variazione della luce solare nell’arco del giorno ci fa capire che siamo solo all’inizio di una rivoluzione.

 

DV: Quali sono i progetti di Martinelli Luce per il prossimo futuro?

EM: Per quanto riguarda i progetti di Martinelli Luce, i principali sono l’espansione e la penetrazione del marchio nei nuovi mercati come la Cina, il Nord America e il Medio Oriente. All’interno dell’azienda stiamo procedendo all’acquisizione di nuove figure professionali, sia tecniche che commerciali, che riteniamo indispensabili per far fronte a questi nuovi progetti.

Per quanto riguarda le lampade, stiamo studiando idee rivolte a soluzioni per i problemi acustici in ambienti come uffici, ristoranti e grandi spazi, problemi che riteniamo utili da risolvere per migliorare il comfort dei clienti e la qualità di vita degli addetti, costretti ad operare per molte ore in ambienti rumorosi.

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