Un’architettura d’autore nel paesaggio valdostano: da Casa Capriata a Rifugio Carlo Mollino

di Maria Pia Testa

Compasses Magazine

Figura versatile della cultura architettonica del secolo scorso, ma soprattutto appassionato e assiduo frequentatore del territorio alpino, l’architetto e designer torinese Carlo Mollino (1905-1973) progetta per la X Triennale di Milano del 1954 un prototipo ideale di casa di montagna, rimasto su carta a causa di un mancato accordo con gli sponsor e realizzato solo a distanza di circa sessant’anni1.
Nata come iniziativa nel 2006 in occasione delle celebrazioni per la nascita di Mollino, il progetto della Casa Capriata, ribattezzata successivamente Rifugio Carlo Mollino in onore del suo architetto, è stato attuato e inaugurato grazie a una collaborazione tra il Politecnico di Torino, l’Ordine degli Architetti di Torino, la Regione Valle d’Aosta, la Comunità Walser e il Comune di Gressoney Saint Jean2
. È stato proprio il Comune di Gressoney, piccolo borgo in Val d’Aosta, ad accettare di ospitare, nel comprensorio alpino di Weissmatten a una altitudine di circa 2050 metri, questo piccolo capolavoro di architettura moderna, fortemente influenzato dalle caratteristiche case valdostane. Casa Capriata, infatti, è un’elegante e personale reinterpretazione dei cosiddetti rascards, tipiche architetture rurali in pietra e legno della comunità Walser insediata tra le regioni alpine, ritenute dallo stesso Mollino un «delizioso esempio di armonia tra funzionalità e poesia»3. La curiosità per l’architettura rurale valdostana, che egli aveva avuto modo di studiare e rilevare attentamente quando era ancora studente, aveva spinto Mollino a sperimentare anche alcuni elementi di arredo ispirati a questa tradizione vernacolare, riconfermando così la sua spiccata dote di designer.

Il modello della casa a capriate – detta anche casa triangolare – era stato già presentato in diverse varianti dallo stesso architetto torinese tra gli anni Quaranta e Cinquanta, come nel progetto per il Centro sportivo in verticale a quota 2006 (1945-47), in Villa Carando (1947), nel concorso Vetroflex-Domus (1951), e altri casi ancora. In linea con il programma previsto dalla Triennale di Milano, incentrata sui temi del disegno industriale e della prefabbricazione, l’idea di Mollino si basava sulla volontà di costruire una struttura leggera, costituita da elementi lignei con una sezione minima di sei centimetri e con uno schema complessivo di capriate con catene portanti gli orizzontamenti.

Partendo dallo studio dei disegni originali conservati presso l’Archivio Carlo Mollino del Politecnico di Torino, il progetto attuale è frutto di un’accurata ricerca del vasto team che ne ha consentito la realizzazione e l’adeguamento alla normativa vigente. Pur conservando il progetto a firma di Mollino, sono stati ripensati aspetti architettonici, strutturali e tecnici per soddisfare requisiti legati alla sostenibilità ambientale e all’efficienza energetica. Il progetto si configura come una struttura in legno sollevata dal terreno attraverso tre pilastri in cemento armato, le cui pareti sono costituite proprio dalle falde del tetto, rivestite in lastre di zinco-titanio RHEINZINK e comprensive di cellule fotovoltaiche UNI-SOLAR. L’edificio, usato oggi come piccola struttura di ristoro e inserito nel Censimento nazionale delle architetture italiane del secondo Novecento – curato dalla Direzione Generale per l’Arte e l’Architettura contemporanee e Periferie urbane del Ministero della Cultura – è articolato in tre livelli: il primo livello ospita un bar/ristorante con la cucina e i servizi ed è caratterizzato da una terrazza delimitata da parapetto con montanti e traverse in legno, che consente di sostare all’esterno e di affacciarsi sul lago artificiale prospiciente il rifugio, ammirando la relazione con il contesto paesaggistico. Al secondo livello sono state progettate due camere da letto con i rispettivi servizi, mentre all’ultimo piano altre due camere di dimensioni ridotte. La posizione scelta per ospitare il rifugio, raggiungibile sia a piedi percorrendo sentieri escursionistici che attraverso la seggiovia, non è casuale. Esso, infatti, è collocato nelle vicinanze di una piccola struttura in legno trasportata a Weissmatten negli anni Cinquanta, ma originariamente adibita a luogo per il tè voluto dalla regina Margherita e annessa al Castello dei Savoia, uno degli esempi di residenza storica in stile liberty che caratterizza il comune di Gressoney.

Si tratta di una struttura completamente ecosostenibile, che consente di ridurre al minimo il dispendio di energia per il riscaldamento e il condizionamento e per questo selezionata tra i cento progetti d’eccellenza per lo sviluppo sostenibile dell’Euroregione Alpi Mediterraneo. Per l’isolamento termoacustico, infatti, sono state adottate soluzioni con pannelli in lana di vetro di Saint-Gobain Isover, che, congiunti alla buona qualità dei vetri adottati, alla ventilazione controllata e al sistema di recupero del calore, hanno consentito di classificare il Rifugio Mollino come Multi-Comfort-House, assicurando un risparmio energico del 90% rispetto a un comune edificio residenziale. 

Particolare attenzione, inoltre, è stata rivolta anche agli interni, come nei tanti altri progetti di Mollino. In linea con le scelte del progettista, è stata utilizzata una pavimentazione in gomma (Artigo), progettata da Ettore Sottsass, mentre per gli arredi sono stati selezionati alcuni di quelli disegnati dallo stesso Mollino e prodotti oggi dall’azienda Zanotta, come il famoso tavolo Reale.

1 Sul progetto per la casa di montagna e per altre strutture alpine disegnate da Mollino, si veda: «Domus», n. 226, vol. I, 1948, pp. 9-21; ivi, n. 230, vol. V, 1948, pp. 2-3; G. Brino, Carlo Mollino. Architettura come autobiografia, Idea Books, Milano 2005, pp. 42-51; «Domus», n. 889, febbraio 2006, pp.16-27.

2 Cfr. L. Bazzanella et al., Casa Capriata project. From the idea by Carlo Mollino to the building of the Mollino alpine schelter, Catalogo della mostra (Castello del Valentino, 30 giugno – 5 luglio), Alinea Editrice, Firenze 2008; informazioni sulla genesi e la realizzazione del progetto sono disponibili anche ai link: http://www.casacapriata.polito.it/; https://www.domusweb.it/it/notizie/2014/12/12/rifugio_carlo_mollino.html. 

3 La citazione, presente nella prefazione a cura di Mollino in R. Berton, Les cheminées du Val d’Aoste, Sigla Effe, Gênes 1961, è riportata nel catalogo della mostra L. Bazzanella et al., op. cit. 

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