Il Faro di Brucoli: una nuova luce sull’architettura del Mediterraneo

di Jenine Principe

Compasses Magazine

Anche quest’anno Compasses ha partecipato come media partner al Premio PIDA – Premio Ischia Internazionale di Architettura –, organizzato dall’omonima associazione in collaborazione con l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori di Napoli e Provincia

Il Premio PIDA, ospitato nella magnifica cornice dell’isola d’Ischia nel Golfo di Napoli e diviso nelle categorie Alberghi e Spa più belli del Mondo e Architetture della Ricostruzione, nasce con le sembianze di uno strumento propositivo e di critica per chi opera nel campo del turismo. L’attenzione a tale settore deriva dalla consapevolezza che molta dell’Architettura realizzata in Italia è destinata a esso e, quindi, qualsiasi intervento in tale ambito «può incidere sulla qualità di vita della società civile»1 nonché essere responsabile «della devastazione di ambienti naturali di grandissima bellezza in tutto il pianeta»2.

Sulla base di questi presupposti, la IX edizione della rassegna PIDA non poteva non soffermarsi sullo stato del settore alberghiero, particolarmente danneggiato dalla pandemia di Covid-19, oramai spartiacque di un’era.
Il turismo post-Covid, come sottolineato in un’amara riflessione del direttore generale di Federalberghi Alessandro Nucara3, deve fare i conti con il 50% in meno di presenze annue, nonché con nuove modalità di villeggiatura, dettate da una forte esigenza di intimità, isolamento e protezione. Se è vero che nuovi comportamenti richiedono nuovi e ripensati spazi, ecco che il ruolo dell’architettura acquista un’ancora più evidente centralità.

Il progetto di Giuseppe Di Vita4, di Itinera Studio Associato di Caltanissetta, premiato da PIDA Compasses per la riconversione in albergo del Faro di Brucoli, arriva proprio al momento giusto: fissato nell’immaginario collettivo come uno dei luoghi di isolamento e contemplazione per eccellenza, quale posto migliore di un faro che guarda all’orizzonte increspato dall’Etna per ritrovare un po’ di intimità?

Il progetto sembra fatto a posta per il turismo post-Covid ma, in realtà, i lavori iniziano in tempi non sospetti, all’inizio del 2019. La sensibilità del progettista nel captare tanto l’essenza del manufatto quanto il ritmo diverso che si trova solo in certi borghi marinari, quando il rientro dei pescatori al mattino segna la fine di una giornata che per tutti gli altri è appena iniziata, invoca di per sé un turismo diverso, più lento e introspettivo che, come si addice a un faro, sembrerebbe guardare solo al mare.

La storia del Faro di Brucoli ricomincia con il progetto Valore-Paese-Dimore, voluto dall’Agenzia del Demanio e finalizzato a selezionare e recuperare beni di grande valore storico, artistico e paesaggistico per favorire lo sviluppo dei territori. Il Faro fu costruito nel 1911 – vicinissimo al quattrocentesco castello Aragonese della Regina Giovanna – subendo nel corso degli anni un tale numero di manomissioni da rendere difficile la comprensione della sua evoluzione storica.

Il ritrovamento di una vecchia planimetria ha consentito di verificare l’ipotesi del progettista, che ha agito per conservarne lo “spirito” – l’aderenza al genius loci è, non senza ironia, faro dell’intero intervento – approfittando dell’occasione anche per applicare alcune tecnologie innovative. Dopo aver rimosso gli elementi non originali, la muratura è stata rinforzata con rete in fibra di vetro e con diversi cicli di intonaco strutturale a base di calce, idoneo anche agli ambienti marini, particolarmente aggressivi nei confronti delle superfici. All’interno, invece, un intonaco deumidificante a microcelle consente di aumentare la temperatura di ben 3°C.

Al piano terra, un soffitto a cassettoni ritma un grande spazio living e la cucina con tavolo da pranzo. Estrema cura è posta anche nella scelta degli arredi: seduti su poltroncine di Molteni&C, su design di Gio Ponti (le celebri D.151.4, tra l’altro disegnate per arredare navi da crociera), una tipica finestra a oblò ci ricorda la suggestiva ambientazione (anche il tavolino da caffè è di Gio Ponti, il D.552.2). Della stessa azienda, anche i tavolini Attico e Domino su design di Nicola Gallizia e la libreria Pass-Word di Dante Bonuccelli.

Al piano superiore, raggiungibile con una sottilissima scala, che è quasi un segno sulla parete che la supporta, le tre camere da letto accolgono, oltre agli ospiti, anche letti Fulham (ancora di Molteni&C), a firma di Rodolfo Dordoni.

Il mare, sebbene sia presente in ogni ambiente – grazie anche alle ampie finestrature con serramenti sottilissimi in ottone naturale –, diventa vero protagonista sulla terrazza, accessibile solo attraverso la torre del faro, con lanterna ancora funzionante: qui troviamo alcuni pezzi – tra cui il divano modulare e il tavolo da caffè – della collezione Cleo Alu di Talenti, azienda di riferimento per l’arredo outdoor d’alta gamma, su progetto di Marco Acerbis. Particolarmente bella la pavimentazione della terrazza, in ceramiche vela tradizionali che richiamano il colore e il movimento del mare.

Dal camminamento esterno, attrezzato adesso con chaise longue e una vasca idromassaggio, si accede direttamente al mare. Tutte le aree benessere sono curate da Antonio Lupi, mentre il sistema di illuminazione – con prodotti Viabizzuno – è a opera di Mario Nanni.
L’attento progetto di Giuseppe Di Vita trova quindi un non semplice equilibrio tra il rispetto per le preesistenze, la continuità con il passato, la relazione con un paesaggio tra i più belli della Sicilia e le esigenze di un turismo in continua trasformazione, soprattutto in seguito agli eventi di quest’anno.

Tuttavia, seppur in grado di fornire tutte le risposte giuste all’attuale emergenza, le domande che in realtà si pone l’autore si collocano in una dimensione ultra-virus – per quanto ci possa sembrare incredibile – e riguardano tutte la stessa questione: come fare un’architettura a servizio dell’uomo, della città, del paesaggio, dell’ambiente. Con o senza Covid.

 

1 G. De Angelis, L’Italia ha bisogno di Architettura! Il mondo ha bisogno di Architettura, http://www.pida.it/manifesto/ (29.11.2020).

2 Ibid.

3 Si veda la rassegna stampa del Premio PIDA, in particolare l’articolo di P. Raicaldo, Ischia, con il PIDA l’architettura dialoga col turismo. Federalberghi: «Anno nero e non è finita».

4 Vincitore del Premio PIDA Alberghi 2020 è Piergiorgio Semerano, con il progetto della Casa per Ferie Stella Maris a Bibione (Veneto). Giuseppe Di Vita ha ottenuto il secondo posto con il suo Faro di Brucoli (Sicilia), seguito da Salvatore Spataro, terzo con una piccola struttura ricettiva non lontana dal centro storico di Noto (Sicilia). Per la sezione PIDA Sisma Recupero, è risultato vincitore Angelo Verderosa, con il suo albergo diffuso a Cairano, in Alta Irpinia (Campania).

From C34

Giuseppe Di Vita, Itinera Studio Associato

Work:
Faro di Brucoli

Client:
Azzurra Capital Srl

Location:
Brucoli, Italy

Project Year:
2019

Architecture and Design:
Itinera Studio Associato

Architect:
Giuseppe Di Vita

Project Team:
Giuseppe Di Vita, Cataldo Pilato, Filippo M. Vitale, Annalisa Cambio, Alessandra Torregrossa Engineering Vincenzo Canalella, Cataldo Amoribello Building Management Giuseppe Di Vita, Cataldo Pilato, Filippo M. Vitale, Annalisa Cambio, Alessandra Torregrossa

Additional Functions
Building Company: EMMALAVORI coop
Lighting Desing: Mario Nanni
Wellness Design: Antonio Lupi
Facilities: La Cagnica Group

Image credits: Benedetto Tarantino

Share:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

NEWSLETTER

Subscribe To Our Weekly Newsletter

No spam, notifications only about new products, updates.

Related Posts

Subscribe to Our Newsletter