Casa in Rua do Paraíso: un gioco serio di forme e colori

di Daria Verde

Compasses Magazine

Situata a Porto, in Portogallo, la Casa in Rua do Paraíso di Fala atelier è un vero e proprio manifesto dello studio di architettura di Filipe Magalhães, Ana Luisa Soares e Ahmed Belkhodja

La riconfigurazione di questa casa borghese del XIX secolo esprime appieno, infatti, lo stile grafico poetico e naïf che ha reso lo studio portoghese noto nel mondo. Grazie alla loro caratteristica modalità di rappresentazione del progetto e all’utilizzo di uno dei loro materiali prediletti, il marmo, questo intervento assurge al ruolo di una nuova dichiarazione di intenti per il team portoghese.

Diventati celebri grazie ai propri collage immediati ed essenziali, gli architetti descrivono i propri progetti come «un’amalgama di linguaggi formali, riferimenti, citazioni e metafore; un’architettura al tempo stesso intuitiva, retorica, edonica e postmoderna». Gli stessi collage – formati da un vocabolario facilmente identificabile che punta alla trasmissione diretta e semplice di un concept – rappresentano uno degli strumenti con cui il progetto si concretizza, evolvendo lentamente insieme allo sviluppo dell’idea. Quando questo processo di lavoro è completato, solitamente vi è una corrispondenza con l’ultima versione del collage e in qualche modo le immagini fotografiche sono quasi perfettamente sovrapponibili alla rappresentazione dell’idea.

È ciò che avviene in Rua do Paraíso. Qui l’edificio residenziale unifamiliare – una tipica casa portoghese a due piani, cieca su due lati, frutto di un’architettura urbana umile e senza pretese – è stato diviso dai giovanissimi architetti in quattro spazi abitativi quasi identici, che condividono aree di circolazione comuni e un cortile privato. «Il progetto avviene all’interno di un dato sistema di vincoli, mirando a una complessità inaspettata, trovando un certo interesse in una serie di decisioni molto banali», spiega il team di Fala.

La facciata anteriore del progetto è stata lasciata pressoché invariata. Gli unici accorgimenti hanno riguardato la sostituzione delle originarie piastrelle di rivestimento con lastre di marmo verde lucido, che contrastano con la ruvidità delle cornici in granito preesistenti, e l’aggiunta di un piccolo cerchio di marmo bianco per bilanciare la composizione.

L’accostamento di elementi contrastanti, tipico dello stile di Fala atelier, ricorre anche negli interni non ortodossi, racchiusi a loro volta tra due facciate in opposizione. Le camere dei quattro monolocali se da un lato variano per dimensioni, forma e orientamento, dall’altro condividono un linguaggio coerente, la cui sintassi e grammatica sono chiaramente definite da pochi misurati elementi. Il muro a gradini, il piano curvo, le due porte (una rosa e una verde), il pavimento in legno rigato costituiscono i “morfemi” – come li definisce il team – del progetto: un numero definito di elementi architettonici indipendenti che ricorre in ognuno di questi spazi e ne definisce la composizione. Il muro a gradini determina la modalità di funzionamento per la cucina e il bagno, le due porte definiscono il punto di ingresso e il bagno a scomparsa, mentre la superficie rigata del pavimento e il piano curvo contribuiscono ad ampliare l’appartamento e a definire la composizione delle finestre. È appunto il gioco sapiente di queste figure che rende il linguaggio architettonico dello studio portoghese semplice e inconfondibile.

Tuttavia, l’elemento principale del progetto è probabilmente la facciata posteriore dell’edificio, che è stata completamente ricostruita, rialzata per adeguarsi alla scala degli edifici adiacenti e rivestita di lastre di marmo bianco, verde e nero. Questo prospetto, pur non rappresentando un’espressione completamente pubblica del fabbricato – poiché affaccia sul giardino privato – costituisce un segno riconoscibile nel paesaggio urbano di Porto, un ritaglio colorato nella romantica “capitale del nord”. La superficie piatta e liscia, interrotta solo da due finestre quadrate che incorniciano gli interni, ha un motivo audace di strisce verticali policrome che le donano un aspetto ricco, costituendo quasi un richiamo all’architettura rinascimentale italiana. Il pattern così definito cela al suo interno la porta d’ingresso al giardino, mentre sul tetto è posto un altro cerchio – questa volta in ottone – a coronamento della facciata. Questo elemento puramente ornamentale rappresenta una necessaria eccezione nella composizione altrimenti troppo regolare del prospetto. Il motivo della facciata maschera le dimensioni dell’edificio e la sua giocosa esuberanza ne fa oggetto di curiosità per i vicini, rendendola un fronte principale ad uso privato.

Il progetto realizzato per la Casa in Rua do Paraíso – emblematico della sperimentazione architettonica dell’atelier portoghese, che spazia dai progetti a scala urbana alle casette per uccelli – è espressione del tempo in cui viviamo: l’essenzialità degli spazi e le tensioni che si generano tra gli elementi architettonici rispecchiano infatti le complessità e le contraddizioni dell’epoca contemporanea, rendendo la casa una vera e propria opera d’arte moderna.

Dal C34

Fala Atelier

Work
House in Paraíso

Client
Private

Location
Porto, Portugal

Project year
2016-17

Architecture and design
Fala Atelier

Project Team
Filipe Magalhães, Ana Luisa Soares, Ahmed Belkhodja, Rute Peixoto, Lera Samovich, Paulo Sousa

Landscape
Pomo

Additional Functions
Contractor: Engilaco Lda

Size and total area
70 m2

Image credits
Ricardo Loureiro

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