Un rifugio in equilibrio tra tradizione e modernità: l’Hishiya hotel di Fukuchiyama

di Daria Verde

Compasses Magazine

Sul fiume Yura, in Giappone, sorge la seconda città più antica della prefettura di Kyoto, Fukuchiyama. Essa fiorì al volgere del XVI secolo attorno all’omonimo castello costruito nel periodo Warring-States dal generale Akechi Mitsuhide

Celebre principalmente per l’assassinio del daimyō Oda Nobunaga, di cui era al servizio, e maestro nella costruzione di molte fortezze, Mitsuhide ricostruì il castello di Fukuchiyama – originariamente edificato e governato dalla famiglia Yokoyama – nel 1580 sulle fondazioni della più antica fortificazione. Distrutto in seguito durante la Restaurazione Meiji – insieme a molti altri castelli in Giappone – esso è stato ricostruito nel 1986, a seguito di una vivace campagna avviata dai residenti della città di Fukuchiyama, e ora ospita il museo di storia locale.

Nonostante le sue antiche origini, Fukuchiyama costituisce oggi il centro nodale della regione settentrionale del Kinki, svolgendo un importante ruolo non solo per l’economia e l’industria dell’area, ma anche per la cultura e l’istruzione locali. Grazie allo sviluppo delle infrastrutture, tra cui spicca la costruzione della ferrovia ad alta velocità, essa è infatti diventata il fulcro della rete di trasporto della regione, sviluppandosi come città commerciale.

Qui, in una città in bilico tra tradizione e progresso, Fumihiko Sano realizza il progetto di ristrutturazione di una casa popolare della prima metà del XXI secolo e, forse, nessuno meglio di lui – formatosi prima come apprendista falegname di Sukiya al Nakamura Souji Komuten di Kyoto, poi come architetto in uno studio di design – sarebbe stato in grado di cogliere la sfida insita in questo progetto, ossia quella di riuscire a sviluppare la dicotomia tra la conservazione dell’architettura tradizionale e le esigenze del comfort moderno.

Partendo da una concezione dello spazio, metodi di costruzione e materiali fortemente legati alla tradizione, Sano reinterpreta infatti nei suoi progetti la cultura giapponese con l’obiettivo di creare opere in cui architettura, design e arte si fondono in un unicum fortemente ancorato alle esigenze del presente. Questo obiettivo è stato senz’altro raggiunto nel progetto dell’Hishiya hotel a Fukuchiyama, ottenuto dalla riconfigurazione di una tradizionale machiya, una casa a schiera in legno tipica della prefettura di Kyoto.

Tale espressione dell’architettura vernacolare giapponese – che ha avuto origine nel periodo Heian, continuando poi a svilupparsi nei secoli successivi, per ospitare nelle città nipponiche mercanti e artigiani – fronteggia oggi un rapido processo di progressiva scomparsa, a causa delle difficoltà e dei costi legati alla sua manutenzione e al forte rischio di subire danni a causa di incedi o terremoti. Tra le machiya giunte fino a noi, molte hanno subito perdite significative nell’aspetto tradizionale delle loro facciate, essendo state completamente ricoperte di cemento e avendo perso così le griglie di legno al piano terra, le finestre mushikomado al primo piano e persino i tradizionali tetti di tegole.

Fortunatamente una sorte molto diversa è toccata all’Hishiya hotel, il cui progetto ha permesso di creare un luogo di ospitalità capace, da un lato, di rispecchiare la cultura dell’omotenashi (accoglienza) e, dall’altro, di preservare le caratteristiche peculiari del tradizionale stile giapponese.

Il progetto nasce dalla volontà del cliente, che attualmente gestisce un ristorante in città, di offrire ai suoi visitatori un’esperienza autentica e fortemente legata all’identità e alla tradizione della zona in cui è cresciuto – un’alternativa alle anonime catene alberghiere sempre più diffuse nel paese – impiegando a questo scopo una delle sempre più numerose case vacanti nell’area. Partendo da un’idea di architettura che offra un momento di pausa dal trambusto della vita quotidiana, per la realizzazione di questa locanda sono stati impiegati materiali locali, lavorati artigianalmente per rispecchiare l’identità del luogo in cui sorge.

La facciata ha conservato al piano terra le griglie di legno tipiche delle machiya, il cui stile era una volta indicativo del tipo di attività commerciale che l’edificio ospitava, al primo piano la caratteristica finestra mushikomado (a gabbia di insetto) e la tradizionale copertura di tegole in laterizio.

La parte anteriore dell’edificio ospita, come da tradizione, lo spazio per l’attività commerciale, in questo caso un piccolo ristorante. Dietro questo mise no ma (spazio per il negozio), si trova il kyoshitsubu (spazio abitativo), composto da quattro diverse stanze con pavimenti in legno e tatami. Nello spazio retrostante è stato invece demolito il magazzino preesistente per far posto a un piccolo giardino-cortile o tsuboniwa, che favorisce la circolazione dell’aria e l’apporto di luce nelle stanze situate nella parte posteriore dell’edificio.

Durante la ristrutturazione, l’atrio preesistente è stato riconfigurato per creare uno spazio di accoglienza, alle cui spalle si sviluppa il corpo scale. Questo conduce alle due stanze poste al piano superiore e alla soffitta, predisposta come rifugio in previsione delle frequenti inondazioni del fiume Yura.

La locanda così configurata mantiene ancora gli elementi tradizionali, tra cui i pavimenti formati da tatami, le rifiniture interne in legno e la presenza del tokonoma nelle camere. Paragonata da Frank Lloyd Wright al caminetto occidentale, questa piccola alcova rialzata di abbellimento, insieme agli elementi che in essa vengono esposti – sculture, calligrafie o composizioni ikebana –, è infatti una componente essenziale dell’architettura d’interni giapponese fin dal Periodo Muromachi (XIV-XVI secolo).

Inoltre, ogni camera è stata realizzata da artigiani locali prediligendo l’impiego di materiali autoctoni come la pietra di Tamba, la tintura color indaco di Fukuchiyama, la carta giapponese fatta a mano di Ayabe e il legno di cipresso di Tango.

In tal modo l’edificio abbandonato ha ripreso vita, diventando fonte di impiego per le maestranze locali e spazio di accoglienza per i visitatori, che hanno modo di approfondire la conoscenza della regione attraverso un’esperienza autentica e un contatto ravvicinato con i materiali e le tecniche del luogo.

L’aspetto estetico dell’insieme è curatissimo: in qualsiasi punto si posi lo sguardo c’è uno scorcio che appare perfetto nel suo equilibrio formale. Come spesso accade in Giappone, tradizione e modernità si fondono in un’architettura capace di contribuire alla rivitalizzazione della regione, raggiungendo a pieno l’obiettivo del suo autore di creare un punto di accoglienza che attiri nuove persone. Del resto, l’architettura giapponese – in cui ogni elemento è pensato per una specifica funzione e tutto è perfettamente calibrato a misura d’uomo – ha da sempre affascinato il resto del mondo e anche con questo progetto continua a farlo.

Fumihiko Sano Studio

Work
Hishiya hotel

Client
Private

Location
53 Hishiya, Fukuchiyama City, Kyoto Prefecture, Japan

Project Year
2020

Architecture and Design
Fumihiko Sano Studio

Architect
Fumihiko Sano

Additional Functions
Contractor: Funakoshi Construction Firm Co., Ltd.

Size and total area
213 m2

Image credits
Yuna Yagi

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